Carissimi amici,
prima di lasciarvi alla lettura del secondo numero della mia News
Letter, dedicata ad una riflessione sugli ultimi fatti di cronaca,
voglio invitarvi a partecipare ad un incontro dedicato al tema: "La
condizione dei bambini stranieri non accompagnati in Italia e le
politiche di integrazione" che si svolgerà a Bologna, venerdì 19
marzo, alle ore 17.30, presso il Circolo Pavese, Via del Pratello, n.
53.
All'incontro parteciperanno, oltre a me, Alessandra Ballerini,
avvocato ed esperta di Diritto dell'Immigrazione; Arianna Saulini,
Responsabile Monitoraggio ed Advocacy di Save The Children e Amelia
Frascaroli, già coordinatrice della Caritas diocesana ed esperta in
tematiche di esclusione ed emarginazione sociale. Coordinerà
l'incontro Paolo Rebaudengo, Circolo PD "Pratello".
Spero possiate intervenire in tanti all'iniziativa che intende essere
non solo l'occasione per rendere conto della mia attività in
Bicamerale Infanzia, ma anche di approfondire un tema di grande
rilevanza per il Paese la cui drammaticità non è sufficientemente nota
e interpella le coscienze di ognuno di noi.
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"... E' questo il punto sostanzialmente eversivo e tecnicamente
intollerabile del discorso berlusconiano sulla giustizia,
indipendentemente dall'esito dei procedimenti in corso a suo carico:
il sostenere - senza esibire prove e senza farne conseguire a sua
volta azioni giudiziarie specifiche- che la magistratura (o parti di
essa) avrebbe commesso e starebbe reiterando il più grave dei reati ad
essa attribuibili, vale a dire agire non in applicazione delle leggi
ma al fine di abbattere un legittimo potere dello stato? l'idea,
propria di sostenitori di Berlusconi, che sia in corso un braccio di
ferro tra poteri che va sciolto facendo prevalere quello dei due
legittimato dal voto popolare, ossia appunto il capo della maggioranza
e del governo, appare molto simile a un sofisma: l'investitura del
voto non può autorizzare la pretesa del premier di agire 'legibus
solutus' ed è questa pretesa a porsi in patente conflitto con lo stato
di diritto?. Benché simili comparazioni abbiano più che altro un
valore didascalico va notata la somiglianza tra questo discorso
berlusconiano sulla giustizia e quelli pronunciati da altri capi di
governo in momenti cruciali della storia nazionale. Mi riferisco in
particolare a quello di Mussolini del gennaio 1925 e a quello di Craxi
del 1992. Nel gennaio del '25 ? non negò gli addebiti ma affermò nei
fatti che la politica, in questo caso l'azione di governo, non poteva
fermarsi: era il segnale che la costruzione del regime totalitario
aveva la porta spalancata. Nel 1992 Craxi, in un memorabile discorso
parlamentare, non negò affatto l'esistenza di tale sistema, anzi fece
una chiamata di correo nei confronti di tutta la classe politica, ma
affermò che proprio per questo era la politica stessa, non la
magistratura, a dover risolvere il problema. Anche nel suo caso la
pretesa era affermare la superiorità della politica rispetto al
vincolo delle leggi, almeno in situazioni di emergenza. Nel caso di
Berlusconi c'è però qualcosa di più: non solo la negazione di ogni
tipo di responsabilità ma l'attribuzione del conflitto stesso con la
magistratura a una macchinazione di quest'ultima".
In queste ore che fanno seguito alla manifestazione della sinistra a
Roma, ho scelto di condividere con voi alcuni passaggi del volume
"Berlusconi passato alla storia. L'Italia nell'era della democrazia
autoritaria" di Antonio Gibelli, docente di storia contemporanea
all'Università di Genova e membro del comitato scientifico
dell'Historial de la Grande Guerre. Passaggi che colpiscono per
l'attendibilità dell'analisi di una realtà che abbiamo visto compiersi
anno dopo anno sotto i nostri occhi e alla quale abbiamo saputo
rispondere innalzando un argine di resistenza, rappresentato dalla
duplice vittoria del centrosinistra guidato da Prodi. Un argine sempre
travolto prima del tempo per le nostre stesse incapacità. Ho scelto di
citare quelle pagine e di richiamare alcuni passaggi della storia di
questi quindici anni per due ragioni. La prima è che il voto del 27 e
28 marzo può aprire finalmente una piccola breccia nel muro di gomma
della destra e lasciarci intravvedere un orizzonte. La seconda ha a
che fare con la figura del Caimano, evocato nei giorni scorsi. E' mai
scomparso il Caimano? A me non pare. Si è limitato a immergersi nei
momenti in cui, non detenendo il potere, era più prudente e utile al
suo disegno non avere troppa visibilità.
La testimonianza che indirettamente (editoriale di Scalfari di
domenica 14 marzo) ci arriva dal Presidente Ciampi parla da sé. In
queste settimane abbiamo assistito ad uno spettacolo avvilente
allestito attorno al problema delle liste del Pdl della Lombardia e di
Roma. Il primo caso si è risolto da sé. Il secondo non può risolversi
perché la lista non è mai stata presentata. Chi ha combinato il
pasticcio era probabilmente certo di potersela cavare. Chi si sarebbe
assunto il rischio di fermarli?
A forza di pensare che Berlusconi non è tenuto a rispettare la legge,
si corre il rischio di convincersi che il privilegio, per la proprietà
transitiva, si estenda a tutti coloro che "lavorano" per lui. Ma le
cose non sono andate così: perciò Berlusconi ha dovuto rinfrescare il
repertorio noto e ha denunciato l'esistenza di un' associazione a
delinquere che coinvolge anche magistrati. La Russa ha plasticamente
reso la qualità della relazione che lega il capo e i suoi: occorre
servirlo anche a costo di prendere fisicamente di petto chi gli si
contrappone con domande insistenti e fastidiose. Ma in queste ore
arriva anche la notizia (confermata nel momento in cui mi accingo a
licenziare questo testo) di una nuova indagine a carico del premier, e
con lui di Innocenzi e del direttore del TG1, Minzolini. Un fatto che
richiama la nostra attenzione proprio sull'altra grande anomalia di
questo premier.
Il problema del conflitto d'interessi e della patologica relazione di
Berlusconi con il sistema dell'informazione. Che importa se un'azienda
pubblica rischia di perdere il suo valore, perché il suo prodotto di
punta, l'informazione, non è più attendibile? Sono stata incerta fino
all'ultimo minuto se dedicare questa riflessione al "Berlusconi
passato alla storia". Conosco, non fosse altro che in ragione della
mia professione, la polemica sulla necessità di rimuovere persino il
nome del "Cav" dai nostri discorsi, di evitare demonizzazioni della
sua persona, e condivido assolutamente l'esigenza di parlare
finalmente del Paese, dei suoi problemi e del suo futuro. Per
ritrovare la fiducia della maggioranza degli italiani noi dobbiamo
avere la certezza e farla apprezzare loro che un'altra Italia è
possibile.
Ma non riesco a non farmi questa domanda. Se "Berlusconi ha imposto-
come scrive ancora Gibelli- un nuovo senso comune e ha fatto di questo
una sabbia mobile nella quale i suoi avversari rimangono regolarmente
impigliati", qual è il nostro compito? Non abbiamo il dovere civico di
denunciare ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi? Non dobbiamo
riscuotere l'opinione pubblica prima che la situazione sia
irrimediabilmente logorata o compromessa? Sbaglia chi sostiene che
parlare del futuro e di un'altra Italia non sia compatibile con la
denuncia puntuale e spietata di un disegno di stravolgimento
istituzionale e costituzionale.
Un disegno che è sempre più vicino alla sua realizzazione finale e che
Berlusconi intende questa volta portare fino in fondo. Non ci si può
tirare fuori sperando a destra di "farefuturo", o di stare al centro
immobili perché c'è' sempre un'altra cosa più importante.
Non c'è futuro se non quello che si prepara nel presente.
Non c'è una cosa più importante del rispetto delle leggi se si vuole
tutelare la democrazia.
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Prima di salutarvi, voglio sottolineare l'importanza dell'appuntamento
elettorale del 27 e del 28 marzo. Vi chiedo di votare Vasco Errani
(così come tutti i candidati di centro sinistra in ogni Regione
italiana) per consolidare le esperienze di buon governo del nostro
territorio e per dare voce e forza a chi intende difendere legalità e
democrazia nel nostro Paese.
On.le Sandra Zampa,
Partito Democratico
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